Le sanzioni accessorie inasprite costituiscono un vero spauracchio per spingere verso il Concordato preventivo biennale. Se, infatti, è vero che i maggiori controlli per chi è scettico di fronte alla proposta del Fisco o alla possibilità di sanare i redditi già dichiarati, costituiscono un forte monito, la più facile applicazione di sanzioni accessorie, quali l’impossibilità di amministrare società, di partecipare ad appalti pubblici o vedersi sospesa la licenza o l’autorizzazione ad esercitare attività di impresa o di lavoro autonomo, rappresenta un pericolo ben più grave. È l’art. 2 del decreto Omnibus che riduce della metà le soglie per l’applicazione delle sanzioni accessorie nell’ipotesi in cui sia irrogata una sanzione amministrativa per violazioni riferibili ai periodi di imposta e ai tributi oggetto della proposta di concordato fiscale non accolta dal contribuente ovvero, con riferimento a violazioni riferibili ai periodi d’imposta e ai tributi oggetto della proposta, verso un contribuente decaduto dall’accordo di concordato preventivo biennale per inosservanza degli obblighi previsti dalle norme che lo disciplinano.
Chi non aderisce rischia di chiudere
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