Crediti professionali, il compenso forfettario non basta come prova
Più aumentano gli strumenti di risanamento più crescono i contenziosi sui crediti dei consulenti, con giudici sempre più rigorosi nell’ammissione al passivo. Il Tribunale di Catania, lo scorso 10 ottobre, ha chiarito che spetta al professionista provare il contratto e l’effettivo svolgimento delle prestazioni, anche in caso di compenso forfettario. Documenti generici o attività non specificate impediscono l’ammissione del credito. Inoltre, il privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. deve essere richiesto già nella domanda di insinuazione, pena l’inammissibilità. La prestazione deve essere personale: se resa da una società professionale, si presume l’assenza del carattere personale della prestazione.