Ordine Ue d’indagine: diventa più difficile rifiutare l’esecuzione
Nella causa C-325/24 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ampliato l’ambito dell’ordine europeo d’indagine, consentendone l’uso anche per il trasferimento temporaneo di un detenuto in un altro Paese membro ai fini di un’audizione in videoconferenza. La decisione vale in qualsiasi fase del procedimento, incluso il processo, purché l’atto abbia esclusivamente finalità probatorie. Non è invece ammesso usare lo strumento per garantire la mera comparizione dell’imputato. La Corte ha chiarito che lo Stato di esecuzione non può rifiutare l’ordine solo perché la videoconferenza non è prevista dal diritto interno. Prevale, infatti, il principio del reciproco riconoscimento, con interpretazione restrittiva delle eccezioni al rifiuto.