Flagranza differita, prova snella
Maltrattamenti in famiglia. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 5465 dello scorso 11 febbraio, ha stabilito che per procedere ad un arresto in flagranza differita è necessario che le prove raccolte, come video, foto ecc. mostrino chiaramente una parte della condotta che costituisce reato. Anche se quella parte della condotta da sola non è tutto il reato. In applicazione di tale principio i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio l’ordinanza impugnata. Il caso trae origine da una ordinanza del Gip del Tribunale di L’Aquila che non aveva convalidato l’arresto dell’imputato per il reato di cui all’art. 572 c.p. e, ritenendo sussistenti gravi indizi in relazione alla commissione di tale reato, ha disposto l’applicazione nei suoi confronti della misura della custodia cautelare in carcere.