La Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 19 marzo 2026, nella causa C-526/24, dice stop ai furbetti della privacy che abusano del diritto di accesso ai dati previsto dal Gdpr. Come, ad esempio, quelli che inondano le imprese ed gli enti pubblici di richieste di accesso e lo fanno non per tutelare la propria privacy, ma solo per chiedere risarcimenti a coloro che, magari per mera sbadataggine, commettono violazioni del Gdpr (basta, ad esempio, non rispondere nei termini previsti dal Gdpr). I giudici di Lussemburgo dicono dunque ‘no’ ai reclami presentati per spillare soldi alle imprese. 


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