Nell’ordinanza n. 3263 pubblicata lo scorso 13 febbraio la Corte di cassazione ha stabilito che è legittimo il licenziamento di un dipendente che – vittima di una truffa informatica – dispone un pagamento, arrecando un danno patrimoniale all’azienda. I giudici di piazza Cavour hanno definito i confini entro i quali l’errore di un dipendente vittima di phishing, possa essere giustificato. Il caso riguardava un’addetta alla contabilità che era stata licenziata per aver effettuato un pagamento sulla base di una richiesta contenuta in una email apparentemente riconducibile al presidente della società, rilevatasi poi una truffa. Per la Corte gli obblighi di eseguire le proprie mansioni con l’attenzione richiesta dal ruolo e dall’ambiente in cui si opera, non vengono meno quando il dipendente sia stato tratto in inganno da una truffa informatica. 


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