La disciplina del consolidato fiscale italiano non viola la libertà di stabilimento delle persone giuridiche ed è quindi al riparo da censure europee. Sono le conclusioni dell’avvocato generale Juliane Kokott della Corte Ue di ieri espresse nella causa C-592/24, originata da un rinvio pregiudiziale della Corte di cassazione. Il caso riguarda società italiane di un gruppo francese a cui è stato negato il rimborso su interessi passivi indeducibili. Il beneficio del consolidato si applica solo a società incluse nel perimetro nazionale, escludendo alcune controllate estere. La Cassazione ha chiesto alla Corte Ue se ciò costituisca una discriminazione. L’Avvocato generale ritiene legittima la norma in quanto le situazioni non sono comparabili tra gruppi nazionali ed esteri. La limitazione non configura una violazione del diritto Ue. 


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