L’imprenditore che viola le misure restrittive della Ue non è più soltanto esposto a blocchi operativi, danni reputazionali o contestazioni amministrative, ma può commettere veri e propri reati, con effetti diretti anche sulla responsabilità dell’ente ai sensi del Dlgs 231/2001. Con il recepimento della direttiva Ue 2024/1226 ad opera del decreto legislativo n. 211/2025, l’Italia ha introdotto un nuovo apparato penale per le violazioni delle misure restrittive dell’Unione europea. Per le imprese è quindi necessario dotarsi di un modello 231 che includa al proprio interno una policy dedicata (la c.d. ‘trade compliance’) che preveda apposite procedure di screening su clienti, fornitori, partner, banche e titolari effettivi, controlli accurati sulle destinazioni reali e i flussi logistici, con la predisposizione di red flag e blocchi operativi che si attivino all’emersione di anomalie. Consigliabile la nomina di un trade compliance officer.
Trade compliance ad hoc
questo articolo si trova a pagina 23