Non è sufficiente richiamare l’esistenza di precedenti penali per applicare la recidiva. Il giudice è chiamato a verificare in concreto se tali precedenti dimostrino una reale inclinazione al delitto e una maggiore pericolosità dell’imputato. In mancanza di questa valutazione la decisione è viziata e la sentenza deve essere annullata con rinvio. Ad affermarlo è la Corte di cassazione penale nella sentenza n. 7678 depositata lo scorso 19 febbraio che è intervenuta sul tema della motivazione necessaria per l’applicazione della recidiva reiterata e infraquinquennale. Il caso esaminato riguarda una vicenda di tentata rapina aggravata, lesioni aggravate e porto illegale di arma da fuoco.
Recidiva, applicazione mirata
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