Con l’ordinanza n. 2043/2026 la Corte di cassazione conferma il rigetto del credito di un legale per mancata prova dell’esatto adempimento. Stabilisce che, nella crisi d’impresa, non basta usare strumenti leciti: serve una valutazione concreta e approfondita della loro adeguatezza. Il professionista deve analizzare la reale situazione aziendale e condividere con il cliente rischi e alternative. Non è un mero esecutore: deve esprimere un giudizio tecnico autonomo e responsabile. Non può assecondare iniziative inutili o solo dilatorie. Il suo ruolo è coerente con la logica del Codice della crisi, che impone interventi tempestivi. In mancanza, di tale valutazione, può perdere il compenso e, in prospettiva, esporsi a responsabilità. 


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