Con l’istituzione dei Centri per la giustizia ripartiva, abilitati a fornire i servizi inerenti alle attività di mediazione penale e ai programmi di ristorative justice secondo i livelli essenziali delle prestazioni individuati a luglio dell’anno scorso in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni, si è completato l’ultimo tassello della riforma Cartabia, che ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità, per i soggetti coinvolti a vario titolo in vicende penali, di accedere ai percorsi riparativi. Senza questo passaggio questa possibilità restava preclusa. Ora l’architettura della riforma Cartabia è completa ma restano molte criticità a partire dalla formazione adeguata e continua dei mediatori e accordi e protocolli organizzativi per consentire continuità e qualità al servizio della giustizia ripartiva.
Giustizia ripartiva, da Milano via al protocollo
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