I piani di risanamento devono costituire un percorso logico chiamato a spiegare come l’azienda possa rimanere sul mercato e a quali condizioni. Questa è la novità sostanziale che caratterizza il Codice della crisi d’impresa. Il piano non va valutato solo per il risultato finale promesso, ma per il metodo che collega diagnosi, interventi, numeri, finanza e controllo. La lista di controllo della composizione negoziata, aggiornata dal decreto dirigenziale, ha reso chiaro questo cambiamento: il piano deve essere sottoposto a un’analisi di coerenza, e l’aspetto è chiamato a verificarne la ragionevole perseguibilità. La stessa impostazione emerge dall’art. 56 del Codice della crisi, che richiede al piano attestato di indicare situazioni economico-patrimoniale e finanziaria, cause della crisi, strategie d’intervento, tempi, costi, ricavi attesi, fabbisogno finanziario e relative coperture. 


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