La Corte di giustizia tributaria di II grado del Veneto, nella sentenza n. 55 dello scorso 28 gennaio, ha sostenuto che il criterio degli obiettivi perseguiti rappresenta il discrimen tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità. Le prime sono sostenute per accrescere l’immagine della società e le sue possibilità di sviluppo, senza che sussista un’aspettativa di incremento delle vendite; le seconde, invece, sono direttamente finalizzate alla promozione dei prodotti e dei servizi commercializzati. I giudici tributari hanno contestato ad una società italiana la deducibilità, per carenza di inerzia, dei costi sostenuti per una sponsorizzazione nel campionato Fia di Formula 2. Il contratto prevedeva l’esposizione del marchio aziendale sulla livrea di alcune vetture di una scuderia e la sua diffusione attraverso ulteriori strumenti promozionali. 


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