Commette il reato di estorsione il datore di lavoro che, dietro la minaccia di licenziamento, costringe i dipendenti ad accettare una retribuzione di importo ridotto e non adeguata alle prestazioni effettuate. In questi casi, infatti, la realizzazione dell’ingiusto profitto con altrui danno integra l’ipotesi delittuosa di estorsione e non quella meno grave di ‘caporalato’. Ad affermarlo è stata la Corte di cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 11253/2026 depositata lo scorso 25 marzo, che ha confermato la condanna inflitta a carico di alcuni amministratori e soci di un’impresa operante nel campo dell’installazione di sistemi fotovoltaici.
Ricattare sulla paga è estorsione
questo articolo si trova a pagina 17