Con il ‘salario giusto’ l’Esecutivo intende sostenere le retribuzioni dei lavoratori. La scelta è quella di rafforzare la contrattazione collettiva come strumento principale di determinazione del livello retributivo, trasformando un criterio già utilizzato dalla giurisprudenza in una regola positiva di sistema. L’art. 7 del decreto ‘Primo maggio’ dispone che la contrattazione collettiva costituisce lo strumento per determinare il ‘salario giusto’, in attuazione dell’art. 36 della Costituzione, con l’obiettivo di garantire un trattamento ‘adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato’. Non si tratta di una soglia fissa, ma di un parametro dinamico, ancorato ai contenuti economici dei contratti collettivi. Ai fini dell’individuazione del salario giusto, il riferimento deve essere il trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Salario giusto ancorato ai contratti collettivi firmati dalle sigle più rappresentative
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