Il Codice della crisi rischia di lasciare senza tutele le imprese in risanamento quando, fallita la composizione negoziata, si passa a procedure esterne come il concordato preventivo. Le misure protettive contro le azioni dei creditori possono durare al massimo 12 mesi, creando un possibile ‘vuoto’ prima dell’omologazione dello strumento di risanamento. Per colmare questo spazio, alcuni tribunali ammettono misure cautelari ‘ponte’. Tali misure servono a preservare il patrimonio e favorire il buon esito del concordato. Di opposto avviso il Tribunale di Brescia, che considera queste tutele un’estensione illegittima delle misure protettive oltre il limite annuale. La questione divide la giurisprudenza e riflette il conflitto tra tutela del risanamento aziendale e diritti dei singoli creditori. 


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