Negli ultimi anni le misure fiscali contro l’inflazione hanno protetto i redditi degli italiani, soprattutto quelli più bassi. Secondo l’Istat, tra il 2021 e il 2026 l’assegno unico e le riforme Irpef dei governi Draghi e Meloni hanno compensato gli effetti dell’aumento dei prezzi meglio di una semplice indicizzazione fiscale. L’assegno unico ha inciso soprattutto sui redditi bassi, mentre il taglio dell’Irpef e del cuneo fiscale ha favorito lavoratori e redditi medio-bassi. Senza queste riforme, chi guadagna fino a 20 mila euro avrebbe perso il 3,8% del potere d’acquisto; invece ha registrato un aumento dell’1,7%. Anche le fasce tra 20 mila e 60 mila euro hanno evitato perdite significative, mentre sopra i 60 mila euro resta un lievo calo. La sfida futura sarà mantenere queste tutele con il ritorno dell’inflazione, nonostante gli alti costi di nuove riduzioni fiscali. 


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