Sono più di 100 le azioni collettive censite dalla piattaforma telematica del ministero della Giustizia e quasi la metà intende bloccare comportamenti o clausole contrattuali scorrette. Probabilmente le azioni inibitorie sono più numerose perché non tutte vengono pubblicate sulla piattaforma. Puntare sulla cessazione delle condotte dannose è una strategia che presenta diversi vantaggi: incontra meno ostacoli procedurali, porta ad esiti efficaci, apre la strada verso eventuali azioni risarcitorie o alla conclusione di accordi transattivi. È questo il quadro che emerge dall’esame delle azioni collettive presenti sulla piattaforma telematica eseguito dallo studio legale internazionale Clary Gottlieb, a 5 anni dalla riforma della class action varata nel 2019 ma in vigore da maggio 2021 e a 3 anni dall’introduzione delle azioni rappresentative previste dal Dlgs 28/2023.


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