I giovani praticanti avvocati chiedono l’introduzione di una nuova deontologia sull’intelligenza artificiale, basata su regole di soft law condivise, per tutelare sia la professione sia i clienti. Il tema emerge dalla survey dell’Ordine degli avvocati di Milano in collaborazione con il Sole 24 Ore, che mostra la rapida crescita dell’uso dell’AI negli studi legali. Secondo i rappresentanti dell’Ordine, servono regole condivise e applicabili, perché solo la condivisione ne garantisce l’efficacia. La formazione è importante già dall’università, per preparare i giovani avvocati ai cambiamenti tecnologici. Nell’accesso agli strumenti di AI il rischio di disuguaglianze è dietro l’angolo e serve una formazione anticipata per garantire parità di opportunità. L’AI sta diventando una leva strutturale per efficienza e produttività ma deve restare centrale il controllo umano.
I praticanti avvocati sull’AI: più regole a tutela della professione
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