Con la sentenza n. 89 dello scorso 23 maggio la Corte costituzionale ha bocciato il sistema di calcolo della rendita vitalizia ai fini dell’imposta di successione. Un sistema che, a causa di un complesso criterio di applicazione del tasso di interesse, ha portato in molti casi a effetti paradossali, come quello di una signora che si è vista recapitare un avviso di liquidazione da 216 mila euro per una rendita di 18 mila euro annui. I giudici delle leggi hanno dunque dichiarato illegittime le norme che disciplinano il calcolo dell’imposta di successione per le rendite vitalizie stabilendo che ai fini della determinazione della base imponibile della rendita, non può essere utilizzato un saggio legale di interesse inferiore al 2,5%. Soglia che si rende applicabile anche per il passato ai rapporti pregressi e non ancora eseguiti. 


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