La modifica in senso peggiorativo delle condizioni di lavoro di un dipendente caregiver costituisce un comportamento discriminatorio. Ciò, anche se il datore agisce sulla spinta di esigenze gestionali e non è mosso da intento punitivo. Per verificare se emerge una discriminazione, non occorre che il trattamento datoriale sia stato spinto da un intento ostile, ma basta che il lavoratore sia posto in posizione di particolare svantaggio. Il Tribunale di Treviso, con il decreto del 18 marzo scorso, ha sostenuto che l’utilizzo di strumenti organizzativi formalmente legittimi, ma che realizzano una forma di pressione sul dipendente che si avvale dei diritti di cura, sono un indice sintomatico di discriminazione. 


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