Dallo scorso 7 giugno sono in vigore le nuove norme sulla trasparenza salariale di genere previste dalla direttiva europea 2023/970, recepita con il Dlgs 96/2026. Ma questo non significa che i lavoratori potranno conoscere indiscriminatamente i salari dei loro colleghi. Sia la norma europea che il provvedimento nazionale, infatti, prevedono la tutela dei dati personali dei dipendenti oltre che una motivazione antidiscriminatoria per la richiesta delle informazioni al datore di lavoro. È quanto si legge nella circolare n. 3/2026 della Fondazione studi consulenti del lavoro che analizza il decreto legislativo 96/2026. Il documento ripercorre i punti principali della nuova normativa, sottolineando che con il provvedimento ‘non viene riconosciuto un diritto alla conoscenza indiscriminata delle condizioni economiche altrui, ma un diritto circoscritto alla disponibilità di dati medi e aggregati’.
Privacy batte trasparenza
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