Se i contenuti caricati dagli utenti sono lavorati dai suoi algoritmi la piattaforma ha l’obbligo di sorveglianza sulle informazioni diffuse in rete. Sono proprio gli algoritmi, molto spesso se non sempre, a decidere la posizione di un video o di un testo nelle pagine virtuali. La piattaforma, dunque, non è un semplice scaffale, incolpevole se qualcuno ripone qualcosa di pericoloso. Al contrario, la piattaforma, quando ci mette del suo, deve rendere conto delle sue azioni ed è, pertanto, responsabile per i danni derivanti da omessa o carente sorveglianza. È il principio affermato dalla Corte di Giustizia dell’Ue con la sentenza del 16 giugno 2026, resa nelle cause riunite C-188/24 e C-190/24 che ha dato l’esatta interpretazione delle norme europee sulle piattaforme online.


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