La Corte di cassazione, con l’ordinanza interlocutoria 13696/2026, ha rimesso alle Sezioni unite una questione particolarmente rilevante: l’esistenza, nell’ordinamento tributario, di un principio generale e immanente di inutilizzabilità degli atti e dei documenti acquisiti dall’Amministrazione in violazione di diritti fondamentali dei contribuenti anche prima dell’introduzione dell’articolo 7-quinquies della legge 212/2000. Il nodo riguarda proprio l’articolo 7 dello Statuto del contribuente: da intendere come norma innovativa, applicabile solo dal 18 gennaio 2024 o ricognitiva di un principio già esistente. Sul punto si contrappongono un orientamento restrittivo, che escludeva un generale divieto di utilizzo delle prove illegittime, e uno più garantista, fondato sui principi costituzionali e della Cedu. Secondo la giurisprudenza Ue l’irregolarità dell’autorizzazione non annulla automaticamente l’accertamento, ma rende inutilizzabile i documenti acquisiti illegittimamente.
Ispezioni fiscali contestate, cosa fare in attesa della Corte
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