Le rottamazioni avrebbero dovuto aumentare la capacità di riscossione del Fisco e alleggerire il magazzino degli arretrati invece questo non si è verificato. Il ritmo degli incassi, infatti, non è cresciuto, mentre il magazzino si è gonfiato fino ai 1.331 miliardi. A prendere forma, però, è ora un effetto collaterale inatteso: la corsa di pignoramenti e azioni esecutive, alimentata anche dai tanti decaduti delle rottamazioni che sono finiti nelle ‘liste nere’ dei debitori a cui si rivolge l’Amministrazione finanziaria. Dalla relazione annuale della Corte dei conti emerge che le prime  4 rottamazioni hanno censito debiti da saldare entro la fine dello scorso anno per 93,1 miliardi di euro, ma nelle casse dello Stato sono arrivati solo 38, 1 miliardi, ovvero il 41%. L’altro 59% si è perso per strada. Nel 2025 i pignoramenti sono aumentati del 25,2% rispetto al 2024 e il triplo di quelli registrati nel 2022. La tattica dilatoria non può essere infinita. A un certo punto il Fisco mostra i denti. 


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