L’utilizzo errato dell’intelligenza artificiale da parte di un avvocato non attenua, ma anzi accentua il giudizio di colpevolezza processuale. L’impiego dell’IA non introduce una zona franca di deresponsabilizzazione; il legale ha agito in violazione del dovere di controllo e con un grado di negligenza che supera la soglia dell’errore scusabile considerato dalla Corte costituzionale. È quanto si legge nella sentenza n. 23006/2026 della Corte di cassazione. La pronuncia indica una serie di principi chiave in materia di utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte degli avvocati. Il richiamo a precedenti giurisprudenziali inesistenti o allucinati generati da sistemi di AI costituisce un indice particolarmente significativo di colpa e proprio per questo giustifica l’irrogazione di una sanzione più elevata. 


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