Con la sentenza del 18 giugno scorso, causa C-484/2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la privacy nei tribunali fa un passo indietro ma non si eclissa: il giudice, ai fini dell’ammissione delle prove e della decisione, non può trattare le informazioni presentate dalle parti anche se raccolte in violazione del Gdpr, ma deve oscurare i dati eccessivi o i dati di terzi non coinvolti nella causa. Dunque, il diritto alla privacy non è un diritto assoluto, ma va bilanciato con altri diritti fondamentali. La vicenda analizzata dai giudici vedeva coinvolta un’azienda tedesca, che ha chiesto a una sua ex dipendente il risarcimento del danno derivante dal fatto che quest’ultima si era appropriata di beni aziendali e li aveva rivenduti online.
Tribunali, privacy debole
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