Nella sentenza n. 19254 dello scorso 27 maggio la Corte di cassazione si è soffermata sulla natura deflattiva dell’udienza predibattimentale. Secondo i giudici del Palazzaccio l’udienza in parola conserva una ratio deflattiva dei tempi processuali e dei costi, determinati da processi suscettibili di essere evitati laddove i giudici facciano attento uso del loro potere-dovere di pronunciare sentenza di non luogo a procedere, quando il materiale probatorio presente nei fascicoli del pm e per il dibattimento appaia insufficiente a sostenere una ragionevole previsione di condanna. Il caso trae origine dalla condanna con cui la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado con la quale si dichiarava non doversi procedere nei confronti di un imputato perché non punibile per particolare tenuità del fatto.
Un filtro nel processo penale
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