Con il principio di diritto n. 1/2026 l’Agenzia delle Entrate torna a trattare il tema del trattamento fiscale delle operazioni di fusione per incorporazione tra enti religiosi appartenenti alla medesima struttura organizzativa. Secondo l’Amministrazione finanziaria le fusioni tra enti religiosi sono fuori campo Iva, ma occorre prestare attenzione ai beni estranei all’attività d’impresa che entrano nella sfera commerciale. Il caso analizzato riguardava un’operazione di riorganizzazione nella quale l’ente incorporante subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi degli enti incorporati, acquisendone l’intero patrimonio. Inoltre, alcuni immobili dell’incorporante venivano destinati dalla sfera istituzionale a quella commerciale. Proprio questo punto segna il confine tra la neutralità dell’operazione e la possibile emersione di plusvalenze imponibili. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Fusione tra enti religiosi, trasferimento di beni tassabile’ – pag. 29)


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