Non costituisce una offesa alla onorabilità indicare sul Libro d’oro della nobiltà un soggetto come ‘nobile’ anziché come ‘conte’. Di conseguenza non è possibile ipotizzare il reato di diffamazione a mezzo stampa. Lo ha stabilito la Corte di cassazione secondo la quale il vulnus non è così drammatico. I giudici di legittimità spiegano che in Italia i titoli nobiliari non sono tutelati dal giudice. Salvo quelli acquisiti prima della ‘marcia su Roma’ e solo per quanto riguarda la limitata tutela del predicato ‘cognomizzato’. Ossia l’aggiunta al proprio cognome del predicato nobiliare, legato a un feudo o a un possedimento, senza il riconoscimento di privilegi o titoli. 


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