La Corte di giustizia Ue ha stabilito che una sanzione sportiva che impedisce di svolgere un’attività lavorativa costituisce una restrizione alla libertà di circolazione e di lavoro garantita dal diritto europeo. Tali sanzioni sono ammissibili solo se perseguono un obiettivo legittimo e rispettano il principio di proporzionalità. Devono inoltre basarsi su criteri trasparenti, oggettivi e non discriminatori, limitando la discrezionalità degli organi sportivi. La Corte ha affermato che non basta il solo risarcimento del danno: deve esistere un giudice in grado di annullare la sanzione e adottare misure cautelari. Spetterà ora al Tar Lazio verificare se il sistema italiano garantisca una tutela giurisdizionale effettiva. 


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