I dati di Cassa forense dicono che sono 13.518 gli avvocati monocommittenti. Circa il 5,63% del totale degli iscritti all’Albo, dichiara, infatti, di percepire oltre il 91% del proprio reddito da un unico altro avvocato o studio legale. Una platea eterogenea che non è più composta di soli giovani, ha un’età media di  39 anni, diritti a macchia di leopardo, regolati in genere da accordi orali, a volta disattesi. L’intento della riforma dell’ordinamento forense è quello di colmare il vuoto normativo grazie a un contratto standard, che tuteli senza sacrificare l’autonomia. Il Consiglio nazionale forense ha costruito un contratto  tipico che entrerà nell’ordinamento giuridico interno, fissando le tutele a 360 gradi, dal preavviso ai criteri del compenso. Una norma per tutti i monocommittenti ma che guarda soprattutto ai più deboli tra questi. L’Associazione italiana giovani avvocati chiede che alla monocommittenza vada riconosciuto il diritto a un compenso congruo e proporzionato alla qualità e quantità della prestazione svolta. 


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