Commette il reato di induzione indebita, disciplinato dall’articolo 319 quater c.p. il pubblico ufficiale che, abusando della propria qualità o dei propri poteri e ponendo il privato in una condizione di soggezione, lo induce a procurargli un’utilità indebita, anche non patrimoniale, come la consegna del proprio numero di telefono finalizzata all’avvio di una relazione personale, in cambio dell’omissione di un atto dovuto, quale la contestazione di una violazione amministrativa. Lo ha affermato la Corte di cassazione con la sentenza n. 23596 dello scorso 25 giugno dichiarando infondati alcuni motivi del ricorso. Il caso trae origine da un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma che aveva confermato l’applicazione della misura della interdizione dai pubblici uffici ad un istruttore di Polizia locale del Comune di Roma.
Il poliziotto compie reato se estorce il cellulare
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