Il caso Roggero dimostra come le sentenze spesso vengano sostituite da narrazioni semplificate sui social, che ne alterano il contenuto prima ancora della pubblicazione delle motivazioni. La critica alla decisione della Cassazione è legittima, ma diventa problematica quando diffonde informazioni false prospettandole come vere. Gli influencer, pur svolgendo una funzione editoriale verso un vasto pubblico, non sono soggetti agli stessi obblighi di verifica e accuratezza della notizia come i giornalisti. L’iscrizione all’elenco Agcom aumenta la trasparenza, ma non garantisce l’affidabilità dei contenuti né comporta una piena responsabilità editoriale. Le norme attuali sanzionano soprattutto la pubblicità occulta e altri illeciti specifici, lasciando scoperta la diffusione di informazioni distorte. Il paradosso è che spesso chi disinforma sui social resta impunito e la regolamentazione si concentra maggiormente sugli aspetti commerciali degli influencer. 


questo articolo si trova a pagina 5