Suscita dubbi di legittimità costituzionale la norma che impedisce all’imputato, prosciolto per particolare tenuità del fatto, di impugnare le decisioni con l’appello, in caso di un reato punito con la pena alternativa che lo condanni al risarcimento in favore della parte civile. Con l’ordinanza n. 28647/2026 le Sezioni Unite della Cassazione chiamano dunque in causa la Consulta per affermare il possibile contrasto con la Carta dell’articolo 593, comma 3, del Codice penale, per la parte in cui preclude la strada dell’impugnazione con l’appello. Secondo il Supremo consesso la conclusione raggiunta potrebbe entrare in rotta di collusione con il diritto di difesa e con i principi dell’equo processo, affermati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 


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