La Corte di cassazione, con la pronuncia n. 22960 dello scorso 9 luglio, rafforza il perimetro del controllo giudiziale sul concordato in continuità. Secondo i giudici di legittimità la continuità aziendale non può essere affidata a una dichiarazione programmatica o a un’etichetta applicata alla proposta. Deve emergere, sin dalla fase di ammissibilità del concordato preventivo, come un progetto giuridicamente sostenibile, economicamente coerente e costruito su valori verificabili. Per la Corte il Tribunale non può fermarsi alla ritualità formale della domanda, alla presenza dei documenti richiesti o alla correttezza esteriore della proposta. Il controllo deve estendersi al contenuto del piano e della documentazione allegata, verificando anche che il progetto non sia manifestamente inidoneo a soddisfare i creditori e a conservare i valori aziendali.
Concordato, un piano di ferro
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