La Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Marinakis contro Grecia (ricorsi 25916/18 e 37429/18) ha chiarito che le dichiarazioni pubbliche di premier e ministri che bollano un imprenditore, mentre è in corso un’indagine per traffico di stupefacenti, come già responsabile dei fatti, sono una violazione del diritto alla presunzione d’innocenza garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La sentenza traccia i confini della libertà di espressione di politici a tutela della presunzione d’innocenza, in particolare quando le autorità pubbliche utilizzano procedimenti penali per battaglie politiche. Non solo. Per la Corte, se un ministro della giustizia paventa azioni disciplinari nei confronti delle autorità giurisdizionali nei casi in cui l’azione penale non proceda è certa la violazione della Convenzione perché è pregiudicato il libero apprezzamento dei fatti da parte degli organi giudicanti.


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