La riforma fiscale ha introdotto nuove regole sull’accertamento fondato sull’antieconomicità delle operazioni. La semplice difformità tra il prezzo pattuito e il valore di mercato non basta più a giustificare una rettifica: occorrono ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti. La norma non riguarda formalmente l’Iva, anche se la Cassazione continua a ritenere rilevante, ai fini Iva, un’antieconomicità manifesta e macroscopica. La nuova disciplina ha portata generale e si applica alle diverse tipologie di transizioni e categorie di reddito, ma introduce un’eccezione per gli scostamenti manifesti e rilevanti. Tale eccezione suscita perplessità perché la delega sembrava escludere qualsiasi rettifica basata sul solo scostamento dal valore di mercato, anche quando è molto alto.
L’antieconomicità alla prova degli indici di ‘anomalia’
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