Il suicidio di un lavoratore dipendente può diventare la conseguenza penalmente rilevante di un’organizzazione del lavoro caratterizzata da pressioni, vessazioni e carichi insostenibili. Questo principio emerge dalla sentenza del 20 luglio con cui il Tribunale di Torino ha condannato il datore di lavoro per omicidio colposo e il preposto per stalking e morte come conseguenza di altro delitto, nonché la società in base al Dlgs 231, in relazione al suicidio di un lavoratore, avvenuto nel 2023. La vicenda riguarda un autista 59enne impiegato presso una società di logistica che, per l’accusa, sarebbe stato sottoposto per lungo tempo a turni particolarmente gravosi, continue pressioni e comportamenti umilianti. Questo avrebbe determinato un progressivo deterioramento delle condizioni psicologiche del lavoratore fino al gesto estremo del suicidio. 


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