Vietare alle agenti di Polizia di avere tatuaggi visibili quando si indossa l’uniforme costituisce una discriminazione diretta basata sul sesso se il divieto è abbinato all’obbligo di una divisa specifica per le donne. Ad affermarlo è l’avvocato generale della Corte Ue nella causa C-320/25. Ora bisognerà verificare se, una volta giunti a sentenza, i giudici concordano con tale orientamento. Nel caso analizzato una donna è stata esclusa dal concorso in Polizia in quanto ha un tatuaggio sul polpaccio che sarebbe visibile con la divisa per le cerimonie che prevede la gonna al posto dei pantaloni. A fronte di tale decisione, l’aspirante poliziotta ha presentato ricorso al Tar di Roma, sostenendo che la decisione integra una discriminazione fondata sul sesso, vietata dal diritto dell’Unione europea. Il Tar ha ordinato l’ammissione della candidata al concorso, in attesa della pronuncia dei giudici di merito. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Tatuaggi in Polizia, discriminate le donne’ – pag. 32)
Va ammessa in Polizia la donna con tatuaggio visibile con la gonna
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