Dalla sentenza n. 798/2026 della Corte d’appello di Genova emerge che è sufficiente una mail per dimostrare l’esistenza di un incarico professionale: non serve sempre un contratto firmato. Ma dimostrare che l’incarico esiste non basta, da solo, a garantire il pagamento del compenso. Il caso nasce da un intervento di ristrutturazione legato al Superbonus. Un ingegnere era stato coinvolto nel progetto da un architetto che seguiva la direzione lavori e che, secondo il professionista, agiva per conto dei committenti. L’ingegnere sosteneva di aver svolto le attività tecniche necessarie per l’accesso all’agevolazione e chiedeva oltre 110 mila euro di compensi. I clienti contestavano però di avergli conferito formalmente l’incarico. La Corte ha dato ragione a questi ultimi e respinto la domanda di pagamento visto che il professionista non ha provato in modo chiaro di aver ricevuto l’incarico.
Una mail prova l’incarico professionale, ma non garantisce il compenso
questo articolo si trova a pagina 31