Con il decreto 1°maggio il legislatore è intervenuto sul lavoro tramite piattaforme, ponendo particolare attenzione sui rider, per cercare di contrastare il caporalato digitale. L’art. 603 bis c.p. punisce con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a mille euro per ciascun lavoratore sia chi recluta la manodopera al fine di destinarla al lavoro presso terzi in condizione di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, sia lo stesso sfruttamento lavorativo, posto in essere da chiunque utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno. Nell’ambito del contrasto al caporalato digitale il decreto 1°maggio ha introdotto una serie di disposizioni a tutela dei rider, quando questi vengano impiegati mediante lavoro autonomo. 


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