Con la sentenza dello scorso 8 settembre la Corte di giustizia Ue ha disposto le regole su come bilanciare tutela del marchio e libertà di espressione politica. L’uso di un marchio altrui può essere giustificato dalla libertà di espressione solo in presenza di un ‘giusto motivo’, da valutare caso per caso. La Corte indica 3 criteri: buona fede dell’utilizzatore, natura dell’espressione e proporzionalità del pregiudizio arrecato al titolare del marchio. Nel discorso politico e nella satira la libertà di espressione riceve una protezione particolarmente forte. Nel caso Ikea, tuttavia, l’uso intenso e pressoché identico del marchio poteva far pensare a un coinvolgimento dell’azienda nelle posizioni politiche del partito. Pertanto, sfruttare la notorietà di un marchio per rafforzare un messaggio politico non costituisce, di per sé, un ‘giusto motivo’.
Non c’è giusto motivo nello sfruttare un brand a fini politici
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