Secondo un’indagine di Hays Italia il 78% dei lavoratori italiani utilizza le ferie per valutare nuove opportunità di lavoro, indicando nel miglior equilibrio tra vita privata e lavoro il motivo prevalente per il 42% degli intervistati. Non tutte le dimissioni generano analoghe conseguenze economiche. Alcune fattispecie creano costi a carico del lavoratore: sia quando il recesso interrompe un impegno di durata su cui il datore contava; sia perché, pur restando libero, lascia in vita un vincolo pattizio autonomo. La prima logica emerge nel contratto a termine. Recedere senza giusta causa prima della scadenza pattuita configura un inadempimento contrattuale; il datore che intende ottenere un risarcimento deve provare il danno effettivo subìto. La stessa logica regola l’apprendistato, dove l’obbligo restitutorio nasce da un investimento formativo specifico, non da un generico affidamento: la clausola dei rimborsi dei costi è legittima se scritta e documentata giornata per giornata e obbliga a restituire la retribuzione percepita per la formazione erogata, oltre all’indennità di preavviso non prestato.
Costi a carico dell’addetto se viola un vincolo di durata o un patto
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