Ieri il plenum del Csm ha approvato la delibera che prevede l’introduzione di test psicoattitudinali per i magistrati. Per l’Associazione nazionale magistrati l’introduzione dei test psico-attitudinali rischia di essere uno strumento di condizionamento nei confronti della magistratura, a partire dallo stesso momento del reclutamento. I magistrati sono già controllati: dalla prova di accesso all’entrata in ruolo. E ancora nel loro percorso. Polemica anche sui tempi perché le consigliere laiche Bertolini ed Eccher contestano la delibera che avrebbe l’obiettivo di ritardare l’attuazione dei test. Gli stessi test devono servire a determinare le condizioni di inidoneità e non già per apprezzare e graduare, in positivo, le attitudini psicologiche all’esercizio della funzione giudiziaria. Le criticità dell’area cognitiva si concentrano nel deficit delle attitudini sul ragionamento analitico, al pensiero critico, alla presa di decisione e al problem solving. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Via libera del Csm al test psicoattitudinale per i futuri magistrati’ – pag. 27 e Corriere della Sera: ‘Psico-test per le toghe, il via libera del Csm (ma sei si astengono)’ – pag. 13 )


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