Finora la legge n. 76/2025 che ha disciplinato la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili dell’impresa non ha prodotto significative esperienze. Però ha già generato contenziosi come quelli decisi dal Tribunale di Roma e di Rieti, contro due aziende a partecipazione pubblica che avevano inserito un rappresentante dei lavoratori nel Cda. Il Tribunale di Rieti ha dichiarato antisindacale il comportamento della società, in quanto viola la legge 76/2025 che demanda ai contratti collettivi la definizione delle procedure di individuazione dei rappresentanti dei lavoratori nei Cda, ravvisando in ciò una violazione delle prerogative sindacali. Il Tribunale di Roma si è concentrato, invece, sul contenuto. I sindacati hanno denunciato come discriminatorio l’esclusione dall’elettorato passivo di alcune categorie di lavoratori come i neoassunti da meno di un anno, i dipendenti a termine, quelli con ruoli apicali e quelli che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia durante il mandato del Cda, nonché i lavoratori con rapporto di lavoro sospeso per qualsiasi causa.
Non è sufficiente un regolamento per eleggere un lavoratore nel Cda
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