Rischia una sanzione il datore di lavoro che non risponde alla richiesta del lavoratore di accedere ai propri dati. Il datore è punito anche se l’omesso riscontro non crea nessun danno al dipendente. In base al regolamento Ue sulla privacy (Gdpr), infatti, è sempre dovuta una risposta motivata, anche quando sia in corso una controversia e il datore di lavoro ritenga di aver fornito nelle competenti sedi giudiziarie tutto quanto in suo dovere. Al contrario, il solo fatto di non rispondere è una violazione della privacy. Ad affermare questo principio è il Garante della privacy nell’ingiunzione n. 585 dello scorso 6 agosto, con la quale ha inflitto ad una società una sanzione di 39 mila euro, di cui 22 mila per essere rimasta inerte di fronte a una richiesta di un suo dipendente di accesso ai dati raccolti tramite il sistema di localizzazione satellitare GPS installato sull’autovettura aziendale a lui assegnata.
È violazione della privacy non rispondere alla richiesta di accesso ai dati
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