Con l’ordinanza n. 25687 dello scorso 22 settembre la Cassazione lavoro ha sostenuto che non può escludersi a priori la rilevanza disciplinare di un’affermazione, verbalizzata in una deposizione testimoniale, che sia consapevolmente o colpevolmente non veritiera, ove essa, per contenuto, contesto e gravità, risulti idonea a incidere sul vincolo fiduciario. La vicenda finita sul tavolo degli ‘ermellini’ riguarda l’impugnazione di un licenziamento intimato a seguito della testimonianza resa dalla lavoratrice in un diverso giudizio civile, promosso dalla sorella contro la società. Secondo la contestazione disciplinare, la dipendente aveva reso dichiarazioni palesemente false e gravemente offensive dell’immagine e della reputazione aziendale, avendo addebitato al proprio datore di lavoro di impedire ai dipendenti di eseguire le procedure prescritte, al fine di non far emergere problemi di salute e sicurezza sul lavoro. 


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