Con la sentenza Grassucci e altri c. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo è tornata a pronunciarsi su un punto centrale del sistema tributario sanzionatorio, con ricadute positive sui diritti dei contribuenti. I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per l’eccessiva durata di alcuni giudizi tributari e per la mancata applicazione della legge Pinto, nel presupposto che le garanzie dell’equo processo prevista dall’art. 6 della Convenzione, inclusa la durata ragionevole, si estendano anche al contenzioso tributario che abbia a oggetto le sanzioni; ciò in quanto – conferma la Cedu – tali misure punitive hanno natura penale. Tale equiparazione è un dato oramai acquisito, a prescindere dall’etichetta amministrativa attribuita dal legislatore. La sentenza rafforza ulteriori corollari come il consolidamento della retroattività della lex mitior che la Corte Edu ricava dall’art. 7 della Convenzione e configura come precetto inderogabile. 


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