Con la risposta a istanza di interpello n. 185 dello scorso 15 ottobre l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli interessi corrisposti al fisco non sono tutti uguali, almeno per l’Ires. Quelli versati per chiudere un contenzioso con la conciliazione giudiziale si deducono dal reddito d’impresa, senza neanche passare dal filtro dell’art. 96 del Tuir; quelli pagati con il ravvedimento operoso, invece, seguono la sorte del tributo regolarizzato e se il tributo non è deducibile non lo sono neppure loro. Dunque l’Amministrazione finanziaria smentisce un’aspettativa diffusa tra le imprese: a parità di imposta recuperata, chi si è ravveduto spontaneamente perde una deduzione che chi ha atteso l’atto e lo ha definito in giudizio conserva. In termini di cassa la differenza non è simbolica: con l’aliquota Ires al 24%, ogni 100 mila euro di interessi versati 24 mila euro di imposta, risparmiata o perduta a seconda della strada scelta. 


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